Codice fiscale del defunto
Il codice fiscale di una persona deceduta non sparisce e non si ricicla: resta l’identificativo di quella persona per sempre, e per anni continua a lavorare nelle pratiche degli eredi. Questa pagina raccoglie che cosa si può ancora fare con quel codice, che cosa non si può più fare, e come si legge.
Il decodificatore della home legge i dati di nascita di qualunque codice ben formato: non sa, e non potrebbe sapere, se il titolare sia vivo.
Il codice resta, sempre
La morte chiude la posizione, non il codice. L’anagrafe tributaria marca la posizione come cessata, ma i sedici caratteri restano assegnati a quella persona e a nessun altro: i codici non tornano mai nel mazzo. È una conseguenza diretta di come il codice è costruito: essendo una funzione dei soli dati di nascita, non c’è nulla in esso da «spegnere» — la data di morte, come ogni altro evento di vita, semplicemente non c’entra.
Dove serve ancora
La successione
La dichiarazione di successione nomina il defunto col suo codice, e così l’imposta, i beneficiari, gli immobili passati. È la pratica dove il codice di un defunto compare più a lungo, a volte per decenni.
Visure e certificati
Le visure fiscali e ipotecarie che riguardano la persona si richiedono col suo codice, anche dopo la morte. Gli eredi lo usano come chiave di accesso alla storia fiscale del defunto.
La chiusura delle posizioni
Utenze, contratti, assicurazioni, pensioni: ogni posizione si chiude nominando il titolare con il suo codice. Banche e poste chiedono il codice insieme all’atto di morte per sbloccare o trasferire ciò che resta.
Leggere il codice di un defunto
La lettura è quella di sempre: sesso, data di nascita e luogo di nascita escono dalle posizioni 7–15 come per qualunque vivente. Per la ricerca genealogica è anzi uno degli usi più naturali: il codice su una vecchia carta d’identità o su una pratica d’archivio recupera i dati di nascita di una persona di cui si sa poco, e lo fa senza toccare registri riservati. Il confine esatto di ciò che il codice rivela vale anche qui: molto meno di quanto si teme, più di quanto si pensa.
Che cosa non si può più fare
Tutto ciò che richiede un titolare vivo: la verifica di corrispondenza fra codice e dati anagrafici di un vivente non ha senso per un defunto, e ogni pratica che apra nuove posizioni a nome del defunto è ovviamente preclusa. Il codice resta leggibile, non resta usabile come firma.
Domande frequenti
Fonte: Agenzia delle Entrate, pratiche di successione e posizione del defunto · DM 23 dicembre 1976 per la struttura del codice. Fonti e metodo