DPR 605/1973
Il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605 è la norma che istituisce l’anagrafe tributaria e il codice fiscale dei contribuenti. Stabilisce che il codice esiste, chi lo attribuisce e dove va indicato. Non stabilisce invece come è fatto: le sedici posizioni arrivano tre anni dopo, con il decreto ministeriale del 23 dicembre 1976.
Che cos’è
Il titolo per esteso è «Disposizioni relative all’anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti», e la pubblicazione è nella Gazzetta Ufficiale n. 268 del 16 ottobre 1973. Il decreto fa due cose insieme, e il fatto che le faccia nello stesso testo spiega molto: crea l’archivio nazionale dei dati fiscali e crea la chiave con cui quell’archivio indicizza le persone.
L’articolo 1 descrive i compiti dell’anagrafe tributaria, che «raccoglie e ordina su scala nazionale i dati e le notizie risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce presentate agli uffici dell’amministrazione finanziaria e dai relativi accertamenti», oltre ai dati che possano comunque assumere rilevanza ai fini tributari.
Gli articoli che contano
| Articolo | Rubrica |
|---|---|
| Art. 1 | Compiti dell’anagrafe tributaria |
| Art. 2 | Iscrizione all’anagrafe tributaria e cancellazioni |
| Art. 3 | Attribuzione del numero di codice fiscale |
| Art. 4 | Domanda di attribuzione del numero di codice fiscale |
| Art. 5 | Comunicazione del numero di codice fiscale |
| Art. 6 | Atti nei quali deve essere indicato il numero di codice fiscale |
| Art. 7 | Comunicazioni all’anagrafe tributaria |
L’articolo 3 e il codice provvisorio
È l’articolo che regola l’attribuzione, e contiene due regole che ancora oggi governano casi concreti. La prima: il codice può essere attribuito d’ufficio ai soggetti per i quali l’amministrazione finanziaria dispone dei necessari elementi di identificazione. La seconda: l’amministrazione può assegnare un numero di codice fiscale provvisorio, valido a tutti gli effetti del decreto, e in caso di attribuzione d’ufficio del provvisorio l’interessato deve chiedere quello definitivo entro sei mesi dall’emissione.
È la base normativa di ciò che la pagina sul codice fiscale provvisorio racconta dal lato pratico, e la ragione per cui esiste un codice fiscale numerico a undici cifre.
L’articolo 6 e gli atti obbligati
L’articolo 6 elenca gli atti nei quali il numero di codice fiscale deve essere indicato. Apre con le fatture e i documenti equipollenti emessi ai sensi delle norme sull’imposta sul valore aggiunto, relativamente all’emittente, e prosegue con le richieste di registrazione degli atti da registrare in termine fisso o in caso d’uso. È da qui che discende la presenza pressoché universale del codice sui documenti della vita ordinaria.
Che cosa NON c’è nel decreto
Chi apre il DPR 605 cercando l’algoritmo non lo trova. Il decreto istituisce il codice fiscale ma ne rinvia la composizione, e le regole che tutti conoscono, le tre consonanti del cognome, le tre del nome, le due cifre dell’anno, la lettera del mese, il giorno aumentato di quaranta per il sesso femminile e il codice del comune, stanno nel decreto ministeriale del 23 dicembre 1976.
La distinzione è utile per capire dove cercare: per l’obbligo, il DPR 605; per la forma, il decreto del 1976, che questo sito ricostruisce nella pagina sull’algoritmo del codice fiscale e nel significato delle lettere del codice fiscale.
Domande frequenti
Fonti
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605, «Disposizioni relative all’anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti», Gazzetta Ufficiale n. 268 del 16 ottobre 1973, testo vigente consultato su Normattiva e sulla banca dati della Documentazione economica e finanziaria del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Le citazioni degli articoli 1, 3 e 6 sono letterali · Decreto del Ministero delle Finanze 23 dicembre 1976, n. 13813, «Sistemi di codificazione dei soggetti da iscrivere all’anagrafe tributaria», Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 345 del 29 dicembre 1976, per la composizione a sedici caratteri.