Chi ha inventato il codice fiscale
Nessuno, nel senso in cui si intende di solito. Il codice fiscale non ha un inventore: è nato da due atti normativi, il D.P.R. 605 del 1973 che lo istituisce e il decreto ministeriale del 23 dicembre 1976 che ne fissa la forma. Cercare un nome è una domanda ragionevole con una risposta deludente, e le fonti primarie non ne restituiscono nessuno.
La risposta onesta
Molti oggetti tecnici hanno un inventore riconoscibile. Il codice fiscale no: è uno strumento amministrativo, prodotto da un apparato e formalizzato in decreti firmati da chi ricopriva una carica. Le due fonti che contano sono pubbliche, datate e citabili, e sono l’unica risposta documentabile alla domanda.
La cronologia
1973
Il codice fiscale viene istituito
Il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 268 del 16 ottobre 1973, detta le disposizioni relative all’anagrafe tributaria e al codice fiscale dei contribuenti. Nasce insieme l’archivio e la chiave che lo indicizza.
1976
Il codice prende la forma che conosciamo
Il decreto del Ministero delle Finanze 23 dicembre 1976, n. 13813, «Sistemi di codificazione dei soggetti da iscrivere all’anagrafe tributaria», è pubblicato nel Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 345 del 29 dicembre 1976. È qui che compaiono le sedici posizioni.
Da allora
L’uso si estende ben oltre il fisco
Il codice diventa l’identificativo di fatto della persona in sanità, scuola, banche e pubblica amministrazione, un ruolo che il decreto del 1973 non gli assegnava e che è cresciuto per via pratica.
Il dettaglio articolo per articolo del primo dei due atti sta nella pagina sul DPR 605 del 1973.
Perché serviva
L’anagrafe tributaria doveva raccogliere e ordinare su scala nazionale i dati risultanti da dichiarazioni, denunce e accertamenti. Un archivio del genere ha un problema pratico prima ancora che giuridico: riconoscere che due documenti si riferiscono alla stessa persona. Nomi e cognomi non bastano, perché si ripetono e si scrivono in modi diversi. Serviva una chiave, e il codice fiscale è quella chiave.
La scelta del codice parlante
La decisione più consequenziale del 1976 è stata rendere il codice calcolabile a partire dai dati della persona invece che estrarlo da una sequenza. Un codice parlante si ricostruisce e si verifica senza interrogare alcun archivio, il che nel 1976 valeva moltissimo. Lo stesso vantaggio, cinquant’anni dopo, è ciò che rende possibile il calcolo del codice fiscale inverso.
Che cosa è cambiato da allora
La struttura no, e questa è la ragione per cui un codice attribuito negli anni Settanta si legge ancora oggi con le stesse regole. È cambiato tutto il resto: l’amministrazione che lo attribuisce, il supporto su cui viaggia, e soprattutto l’ampiezza degli usi. Un codice pensato per la materia fiscale è diventato l’identificativo con cui una persona si presenta ovunque, con le conseguenze di riservatezza discusse nella pagina sul codice fiscale come dato personale.
Un dettaglio che il 1976 non aveva previsto abbastanza è l’omocodia: due persone diverse possono generare lo stesso codice, e la soluzione adottata, la sostituzione progressiva delle cifre, è raccontata nella pagina sull’ omocodia del codice fiscale.
Domande frequenti
Fonti
D.P.R. 29 settembre 1973, n. 605, Gazzetta Ufficiale n. 268 del 16 ottobre 1973 · Decreto del Ministero delle Finanze 23 dicembre 1976, n. 13813, «Sistemi di codificazione dei soggetti da iscrivere all’anagrafe tributaria», Supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 345 del 29 dicembre 1976. Entrambi consultati nella banca dati della Documentazione economica e finanziaria del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Nessuna delle due fonti attribuisce la paternità del codice a una persona.